alle Idi di dicembre
é quanto di più ipercalorico possa mai immaginare di prendere in considerazione come spuntino. Non ho neanche il coraggio di scriverlo, il rimorso basta e avanza, senza che ci sia bisogno di renderlo ufficiale. Ma quando lo stress arriva a un certo livello, l’istinto famelico tipico di qualunque 15enne risponde. A salvare la situazione c’è pur sempre la pista di pattinaggio sul ghiaccio al Castello, dove ho intenzione di tornare dopo questa settimana di imminenti compiti in classe. Ci ho trascorso l’intero week-end, è quasi lo sport più bello del mondo. Dico quasi perchè il più bello del mondo è sicuramente il pattinaggio sulle rotelle, come Pu ben sa (non credo che riuscirò a convincerla a salire di nuovo sui miei pattini…hihihi!). Mi dicono che sulla pista sono spericolata, ma non è vero. Solo che confondo un po’ le due tipologie di pattini…
Ad ogni modo, sto consumando. Non solo calorie. Sto consumando pazienza, presto mi toccherà cercarne dell’altra. Sto consumando figuracce (anche dette, nella versione più volgare, figure di m***a), nella speranza che possano finire il più presto possibile. Ma, ahimè, sono una fonte di “energia” rinnovabile.
Sto consumando possibilità, chances, speranze, come dir si voglia, e non voglio pensare a come andrò avanti quando le avrò perse tutte. Un po’ come dice Ligabue: “…che quando smetti di sperare inizi un po’ a morire“. Sarà il caso che mi inizi a scavare una fossa, o a fare testamento.
Sto consumando energia, le poche ore di sonno che mi sono concesse ogni notte non bastano a recuperarla tutta, e il risultato sono due occhiaie più profonde della fossa delle Marianne ad ornare il mio fenomenale paio di occhi color…puah, colore indefinito. Un colore tendende a qualcosa di schifoso che spesso si appiccica sotto le suole delle scarpe quado si va nella palestra di via Antinori.
E la mia indole si sta riconoscendo in un paio di canzoni del sopracitato dio della musica, schiette e sincere, esplicite. Magari uno di questi giorni torno a fare una capatina su you tube e le metto tra i blogroll. Se mi va.
Adesso forse dovrei tornare un po’ sui libri a ripassare per la famelica Itala. Evviva i promessi sposi, la povera Gert from Monza e relativo amante. Amante assassino, ovviamente. Certo che per non capire chi era stato a uccidere quell’altra monaca dovevano essere proprio cretini nel ‘600. Si, deve essere così, altrimenti non si spiegherebbe come possa essere iniziata la stessa storia. Puah.
“-Le prometto che fo uno sproposito, se lei non mi dice subito il nome di colui.-”
Uno sproposito…esattamente quello che farei io con il suddetto libro. Frase by Manzoni, tutti i diritti riservati.
In tenuta casalinga (vecchi jeans e super felpone della champion letterarlmente enorme, dentro il quale non è difficile perdersi), mi sono sdraiata sotto il rettangolo di luce della finestra, a pensare a me e alle mie amiche e a qualcos’altro di cui preferirei non scrivere. Sto prendendo certe incazzature in questi giorni che potrei collezionarle, appenderle al muro come una esotica collezione di farfalle, per poi ammirarle quando la mia ira sbollisce. Spero in fretta, così potrò tornare a prendermi in giro da sola. Ci sono cose che vorrei fare al più pesto possibile, come trovare un ragazzo per Pu che assilla (non le basta l’isola Pucci che le ho promesso per i suoi 15 anni) o portare qualche amica a pattinare sul ghiaccio (l’unico sport che mi piace, sebbene continui a sentirmi più stabile sulle rotelle, ma è pur sempre agli antipodi della pallavolo!). Da quanto tempo non caccio più i miei fedelissimi pattini? Molto. Troppo. Muovermi forse mi farebbe bene, insieme alla mia nuova dieta a base di mandarini… Ragà, il profumo che sentite verso la terza ora in classe non è nessun lucidalabbra, sono solo io che faccio merenda.