Adesso la situazione è relativamente tranquilla: c’è chi lava i piatti, chi sta uscendo in bicicletta (speriamo che chi sappiamo noi ritorni tutto intero!), io scrivo al computer e contemporaneamente giro su facebook, papà che è andato in bagno. Mi viene da ridere al pensiero che solo ieri sera la scena sembrava quella della famiglia Cesaroni: gente che entra e esce da questa trentina di metri quadri di legno, divani-letto che si aprono e lenzuola che si stendono, brandine che prendono aria dopo chissà quanto tempo. Divertente? Fino a un certo punto: stanotte, per ragioni ben note al mio nucleo familiare, avrò “dormito” un paio d’ore al massimo, mentre un livido a formadi sorriso mi si formava sulla schiena e io cercavo di soffocare il rumore della gente che russava con i Chili Peppers. Non so fino a che punto faccia bene sentire musica per tre ore a palla mentre le cuffiette ti deformano le orecchie, se non altro ho evitato di impazzire. Anche se ora che sono sveglia credo di somigliare a uno zombi.
Se solo questo pomeriggio riuscissi a vedermi con Pam, sarebbe tutto perfetto: eppure abitiamo agli antipodi dell’Aquila, ciò non aiuta. Paaaaaaaam!
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(no, non sto mandando un’e-mail). Se adsso i miei effetti personali non fossero sparpagliati per tutto l’Abruzzo (così è un po’ troppo melodrammatica la cosa forse) adesso avrei un che di preciso su cui scrivere. Invece, il quderno su cui prendo sempre appunti con il mio nuovo stock di penne bic è a novanta chilometri di distanza da dove sono ora, il che vuol dire che, perquanto possa appuntarmi le cose che mi premono, poi finisco sempre con l’improvvisare. é per questo che vorrei avere la possibilità di scrivere su questo blog quando e come mi pare; potrebbe diventare una cronaca della mia vita (noiosa fino a qualche mesetto fa), qualcosa di carno da leggere se non si ha proprio nient’altro di meglio da fare. Credo che anche le visite aumenterebbero, sicuramente diventerebbero più di quei quattro sfigati che ogni mese capitano qui per sbaglio digitando la parola “bocciolo” su google. In ogni caso, la temperatura in questa casina di legno si sta alzando considerevolmente, quindi credo proprio che ora abbandonerò questo schermo per uscire sotto la pioggia e godermi lo scempio di tutte quelle crepe su quella che er la mia casa. Nel frattempo, Ale starà prendendo in considerazione l’idea se leggere o no ciò che gli ho inviato su msn, forse come Pu o Pam. E io aspetto… non si sa cosa.
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Che bello, sono qui in una casetta di legno che fa tanto Biancaneve e i sette nani, con un sacco di persone che gravitano intorno a questo computer. Un vero peccato che ora lo stia occupando io. Fuori piove, il primo temporale a cui verrà sottoposta la casina; spero che l’odore di legno se ne vada subito, perchè sembra buono solo i primi tre minuti (fidati Pu). Strano trovarsi di nuovo all’Aquila: ora mi fa strano ripetere “per il momento vivo a Silvi”. é strano anche quello che mi aspettavo, e che non è: chissà, i primi giorni pensavo di trovare l’Aquila come una città fantasma, come se tutti fossero fuggiti e avessero lasciato tutto com’era, solo che la città era disabitata. Uno scenario tipo Chernobyl (lo so, avrò scritto male, ma non so come si scrive… presto controllerò), come se ci fosse stata un’esplosione nucleare… che ha distrutto case e edifici e vite umane. Invece, ovviamente, non è così: la gente c’è, la vita continua, e mi semra anche paradossalmente bello. C’è voglia di ricominciare.
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Ah ah ah. Ahahah. Ahahahahahahahaha.
L’altro giorno sono andata a comprare una album da disegno, cercando una cartoleria qui a Silvi. Sono entrata e un vecchietto mi ha fatto strada, tanto gentile. Ha cominciato la filastrocca tipica della sua età: “ai miei tempi, ci bastava una palla e giocavamo tutto il pomeriggio, ma oramai si è perso tutto, non vale più la pena di far niente, non vorrei affatto essere giovane adesso”, eccetera eccetera.
Avrei voluto prenderlo per le spalle e scuoterlo per bene, invece mi sono limitata a rispondere cortesemente e a rispondere alle sue battute. Mi sono divertita, tutto sommato. Ma.
Ma non puoi porti con tutto questo pessimismo nei confronti della vita: mentre lo ascoltavo, ero lì lì per dirgli “eh già, lei ha ragione, ma andiamo: lei è tanto arzillo, inacidirsi gli anni della saggezza è inutile. Quindi faccia come le consiglio: guardi avanti. Non è vero che del domani non c’è certezza; non sai che succederà, ma sai che un domani c’è. E già è una certezza”.
E mi vien da ridere: parlo io! Ahahahahah!
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Ci sono periodi in cui mi sembra che ogni persona esistente in questo mondo abbia i suoi cavoli che gli rodono la vita, ma ognuno reagisce in modo diverso. Io mi limito a sparire e a parlare il meno possibile, cercando di tenere il nervoso e la stanchezza dentro di me. C’è poi chi, come la Lu**i, inizia ad interrogare spietatamente per scaricare lo stress, con conseguenze poco carine per chi vorrenne tanto giustificarsi. Poi ci sono i lunatici, vittime di sbalzi d’umore spaventosi e improvvisi, da non prendere assolutamente alla leggera e da non contraddire. Basta annuire e dire “passerà”. XD.
Ma credo che questo clima di inquietudine generale sia quasi arrivato alla fine: è facile avvertire il cambiamento di temperatura, e magari ciò influenza. Sono anche tornata a scrivere su questo blog, cosa che non succedeva da mesi, chissà perchè. Magari ho altro da fare, come cercaere di ottenre dei voti sufficientemente alti da poter uscire dal quinto ginnasio senza debiti, anzi, possibilmente raggiungendo il mio principale obiettivo: la media del sette.
Ciò vuol dire che mi devo mettere sotto. Ma tanto questo blog non lo legge nessuno, sicuramente non lo leggerà nessuno ora che l’ho lasciato perdere per tutto questo tempo, ma no matter. Tanto è pieno di stupidaggini. Come le mie elucubrazioni dell’anno scorso, nelle quali riflettevo su cosa fosse giusto e cosa fosse sbagliato. Sono ragionamenti così infantili…
Sono molto cambiata dall’anno scorso, e ciò va bene.
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No, non ho chiuso il blog, ma in questo periodo ho talmente tanti pensieri per la testa che trovare il tempo per smistarli tutti mi sta riuscendo sempre più difficile. Torno subito.
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In tenuta casalinga (vecchi jeans e super felpone della champion letterarlmente enorme, dentro il quale non è difficile perdersi), mi sono sdraiata sotto il rettangolo di luce della finestra, a pensare a me e alle mie amiche e a qualcos’altro di cui preferirei non scrivere. Sto prendendo certe incazzature in questi giorni che potrei collezionarle, appenderle al muro come una esotica collezione di farfalle, per poi ammirarle quando la mia ira sbollisce. Spero in fretta, così potrò tornare a prendermi in giro da sola. Ci sono cose che vorrei fare al più pesto possibile, come trovare un ragazzo per Pu che assilla (non le basta l’isola Pucci che le ho promesso per i suoi 15 anni) o portare qualche amica a pattinare sul ghiaccio (l’unico sport che mi piace, sebbene continui a sentirmi più stabile sulle rotelle, ma è pur sempre agli antipodi della pallavolo!). Da quanto tempo non caccio più i miei fedelissimi pattini? Molto. Troppo. Muovermi forse mi farebbe bene, insieme alla mia nuova dieta a base di mandarini… Ragà, il profumo che sentite verso la terza ora in classe non è nessun lucidalabbra, sono solo io che faccio merenda.
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Oggi ho temuto di morire…svegliarsi tardi e rendersi conto di avere il compito di greco alla prima ora, e allora scapicollarsi e fare tutta la salita per arrivare a scuola tagliando la strada, rendersi conto che è troppo tardi e cominciare a correre sotto il peso della cultura (in altre parole lo zaino) che salta su e giù per la schiena, e poi arrivare al portone della scuola e rendersi conto che a separarti dalla tua classe ci sono ben 4 rampe di scale, e ansimare e salire, ansimare e salire, con le gambe già a pezzi (sono solo le 8:10 e già voglio andare a dormire), arrivare in classe e ricordarsi di non aver portato il foglio protocollo, e accasciarsi sulla sedia e ricevere dalla prof una versione che si intitola “un cane pigro”, e alla fine accorgersi che la medesima versione stava sul tuo libro degli esercizi…no, davvero, non è la vita che fa per me. Mancanza di allenamento forse.
Il patamostro (una specie di L verde e grassa dotata di 4 zampe e una sorriso aggiacciante) ha cominciato a correre dentro il mio cellulare, cercando di uscire dalla sua triste posizione di sceen-saver: se Camilla rispondesse al mio sms potrebbe salvarlo…
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